Thailandia: in visita all’isola dei Moken, gli zingari del mare!

101_thailandia_surin_moken_racconti_di_viaggioVi parlerò di una escursione effettuata durante la mia recente crociera subacquea alle isole Surin, in Thailandia, all’isola dei Moken (Ko Surin Tai, presso il villaggio Ao Bon), gli zingari del mare; forse qualcuno ne avrà già sentito parlare, in più di una occasione sono stati protagonisti di interessanti documentari, in particolare a seguito dello Tsunami del 2004.

Si pensa che i Moken siano emigrati in Thailandia, Birmania e Malesia dalla Cina meridionale circa 4.000 anni fa. Tradizionalmente trascorrevano la maggior parte dell’anno su imbarcazioni di legno costruite a mano chiamate kabang, una volta a vela ed oggi dotate di motori rumorosi e rudimentali, spostandosi tra le isole in piccole flotte a seconda delle necessità: il sostentamento, i venti, la sicurezza e le malattie, rifiutando il possesso di beni materiali e la tecnologia proveniente dall’esterno.

Vivono principalmente con i proventi della pesca e della raccolta di molluschi, crostacei ed altre specie marine che si procurano grazie alla loro abilità nelle immersioni subacquee, riuscendo ad arrivare fino a importanti profondità. Uno studio di un’università svedese ha evidenziato come la visibilità subacquea dei bambini Moken sia doppia rispetto a quella dei bambini europei.

102_thailandia_surin_moken_racconti_di_viaggioLe organizzazioni umanitarie che seguono la loro sorte e che, negli ultimi anni, hanno provveduto alla scolarizzazione dei bambini ed alla loro sistemazione in forma protetta sull’isola, hanno insegnato loro la produzione di piccoli souvenir con diverse tecniche che vengono poi messi in vendita dai bambini più piccoli, controllati da quelli più grandi.

I Moken praticano l’animismo, basato sul culto degli spiriti, delle forze della natura e sulle pratiche sciamaniche. Particolare importanza rivestono gli spiriti del mare, i cui segnali vengono sempre accolti dai moken con attenzione.

L’etnia balzò alle cronache quando vi fu, come accennato sopra, il devastante tsunami dell’Oceano Indiano del 2004; grazie al grande rispetto e all’estrema sensibilità dei moken verso il mare, i membri dell’etnia riuscirono a prevedere il disastro e a mettersi in salvo prima dell’arrivo delle grandi ondate, salendo sulle montagne… persero capanne ed imbarcazioni, ma non subirono alcuna perdita umana. L’evento fu ripreso da alcuni organi di informazione ed ebbe una vasta risonanza internazionale.

103_thailandia_surin_moken_racconti_di_viaggioSolitamente sono proprio i Moken che raggiungono le imbarcazioni da crociera e trasportano i turisti sull’isola; se questo non avviene è perchè in quel momento la presenza di estranei non è gradita ed è bene rispettare questo preciso segnale. La nostra imbarcazione e in particolare Luca, il “boss” della barca, sono conosciuti e benvoluti dai Moken in quanto rispettati nella loro natura e cultura, e veniamo quindi accompagnati verso questa piccola avventura.

Saliamo sul kabang dopo esserci abbigliati in modo consono (pantaloncini o pareo e maglietta sono consigliati in segno di rispetto) con macchine fotografiche e qualche soldo e in pochi minuti di navigazione raggiungiamo l’isola… una lunga spiaggia ci accoglie, dove a pochi metri dalla riva iniziano le abitazioni dei Moken… capanne a palafitta più o meno grandi, piuttosto ordinate, alcune anche decorate con vasi di fiori. La tranquillità è palpabile, i bambini sono appena curiosi ma per nulla invadenti, le donne riposano all’ombra, pochissimi gli uomini presenti sull’isola… la pesca è l’attività che devono praticare ogni giorno, per il loro sostentamento e per lo scambio o l’acquisto di altri beni necessari (capiterà anche a noi, durante la crociera, di incrociare kabang e di acquistare pescato fresco per i nostri pasti).

104_thailandia_surin_moken_racconti_di_viaggioHanno lineamenti particolari, diversi e più marcati di quelli Thailandesi, sono realmente una etnia assolutamente diversa… non esiste l’accattonaggio, nessuno chiede nulla se non il giusto pagamento di quanto viene messo in vendita: pesci e modellini di imbarcazioni, più o meno grandi, intagliati nel legno (uno squalo e una piccola imbarcazione saranno il mio acquisto), monili realizzati con lattine di bibite, scatoline e buste porta occhiali con carte di caramelle… davvero piccole cose ma talmente dignitose da meritare la nostra attenzione.

Tra le palafitte si muovono tranquillamente gatti e galline, le donne ci osservano dalle piccole verande delle capanne, e tra queste una meravigliosa anziana donna, dai capelli bianchi ed il seno scoperto, che mi viene spiegato essere la “bizzarra” del villaggio ma importante proprio per questo. I bambini giocano all’ombra delle palafitte e si lavano con secchi di acqua… oggi è domenica e la scuola è chiusa!

Mi fermo ad osservare quello che mi circonda… la foresta alle spalle delle palafitte, gli animali liberi, il rumore ritmico delle onde del mare, le imbarcazioni sul bagnasciuga, la pigrizia nell’aria… mi sembra una fotografia perfetta, dove nulla è fuori posto, dove ogni cosa merita di essere protetta e salvaguardata.

105_thailandia_surin_moken_racconti_di_viaggioVorremmo poter vedere l’interno di una capanna ma oggi il capo villaggio è in mare e senza il suo permesso non è possibile… mi accontenterò di spiare, intravedendo solo stuoie sul pavimento, poche suppellettili, una radio e, incredibilmente in questo contesto, davanti ad un gruppo di bambini seduti in modo composto, una televisione che trasmette cartoni animati…!

Terminiamo la nostra visita con gli acquisti dei piccoli oggetti artigianali, salutiamo i bambini che ci accompagnano al kabang e torniamo sulla nostra barca con un pensiero che sono certa ci accomuna…

“Tutto succede in mare. Non siamo legati a nessuna terra in particolare. Ovunque andiamo, lo facciamo con le nostre barche.” Hook Suriyan Katale, un uomo Moken delle isole Surin.

Manuela Lamanu Manzotti

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