Borneo – Isola di Sipadan: il paradiso perduto (parte I)

Sipadan malesia

Sipadan Borneo Malesia

Il nostro primo soggiorno a Sipadan è stato negli anni Novanta ed è stato solo l’inizio di una lunga storia.

Partenza da Venezia, destinazione Sipadan.

Arrivare in questo paradiso del Borneo ci è costato un po’ di chilometri ma ne è davvero valsa la pena: Venezia – Francoforte,  Francoforte- Kuala Lumpur, Kuala Lumpur- – Kota Kinabalu via Labuan.

Abbiamo soggiornato una notte a Kota Kinabalu e il giorno seguente abbiamo visitato la città prima di proseguire in aereo per Tawau.

Al nostro arrivo a Tawau siamo stati accolti dai ragazzi del  Borneo Divers che ci hanno accompagnato a Semporna in un percorso a cavallo delle colline, immersi nella foresta verde e rigogliosa tra coltivazioni di palma da cocco.

Da Semporna, ci hanno condotto in barca verso questo paradiso, attraversando alte montagne verdi che si stagliano su acque cristalline.

Ed ecco l’isola di Sipadan.

In questo angolino di paradiso (si gira in 20 minuti) si respira un’atmosfera surreale.

Anche l’alloggio non aveva nulla a che vedere con altri posti che avevamo visitato.

Infatti, sull’isola c’erano tre mini resort, le camerette rigorosamente in legno erano state costruite sulla spiaggia e i servizi erano comuni.

sipadan spiaggiaAl centro dell’isola, come un vulcano spunta dalla terra, si apriva una foresta impenetrabile fatta di liane. Era un santuario degli uccelli dai colori meravigliosi.

Questo labirinto era popolato da monitor, lucertoloni di un metro e mezzo simili a varani ma innocui.

Sotto la nostra casetta, infatti, alloggiava uno di questi lucertoloni: Arturo.

Ricordiamo ancora la sabbia bianchissima, le tartarughe verdi enormi che all’imbrunire ritornavano sulla spiaggia per deporre le uova.

Ogni sera assistevamo a questo spettacolo della natura accompagnati da Wayne, soprannominato “Turtle Man”, che molto cortesemente ci chiamava nel bel mezzo della notte e ci accompagnava a vedere le tartarughe che deponevano le uova, illuminate solo dalla luce della luna.

Con lui, a vent’anni di distanza siamo ancora in contatto via Facebook.

Le immersioni erano davvero una cosa sorprendente: già a pochi minuti dalla riva potevamo osservare una vita sottomarina sempre stupenda e molto varia.

Eddy ci accompagnava durante le immersioni che facevamo assieme ad una coppia di giornalisti americani con cui abbiamo stretto amicizia: Robert Ricke e Maria Hults.

Le immersioni erano puntualmente degli spettacoli inattesi, migliaia di barracuda in vortice, centinaia di jackfish oscuravano il cielo, numerosi pesci pappagallo dal colore verde scuro dai 50 agli 80 kg di peso si muovevano attorno all’isola nel reef.

barracuda sipadanSiamo anche riusciti a vedere degli squali martello anche a basse profondità in hanghing garden.

Ovunque scorgevamo enormi tartarughe, gorgonie, spugne giganti.

Le emozioni che ci hanno regalato queste immersioni restano indescrivibili.

Per non parlare di squali grigi che stazionavo verso i -50 di profondità e si avvicinavano a noi incuriositi.

Anche sulla terra la natura era impareggiabile.

Una sera Wayne ci ha portato un granchio del cocco, di circa 3 kili di peso.

Questo animale aveva una forza esagerata nelle chele e in un secondo ha spezzato un rametto di 3 cm di diametro, per poi salire velocemente su un albero.

Ovviamente, le macchine fotografiche e le videocamere per le riprese sub si sprecavano: fondali così non ne avevamo ancora visti.

Abbiamo anche ricevuto una bella sorpresa: siamo entrati nella grotta che attraversa l’isola ad un profondità dai -15.

Robert e MariaEddy ci fatto entrare in compagnia di Bob e Maria con molta attenzione per non alzare i sedimenti e creare sospensione che non ci avrebbe permesso di vedere.

Qui abbiamo esplorato alcune camere, affacciandoci in qualche cunicolo molto stretto, all’interno delle quali si trovano diversi scheletri di tartarughe e altri pesci che entrando non sono più riusciti a ritrovare l’uscita.

In effetti, anche per noi sarebbe stato pericoloso avventurarsi senza una guida.

La sera, di fronte a boccali di birra e ottimi piatti di pesce e carne alla griglia, ci raccoglievamo tutti assieme per raccontare le entusiasmanti esperienze della giornata.

Per non parlare delle banane: un must sull’isola.

L’ultima sera, prima di addormentarci, siamo stati concordi nel pensare che questo sarebbe stato solo il primo soggiorno di una lunga serie.

TO BE CONTINUED…

 

camera-verde foto dall’isola di Sipadan

guarda il filmato, le riprese sono del 1996

Per approfondire…guide turistiche e libri

guida_malesia

Malaysia, Singapore e Brunei (Guide EDT/Lonely Planet)

 

 

 

 

 

 

 

 

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