La Sila di Gioacchino da Fiore ed il suo cammino.

Un cammino di fede simile, almeno nelle intenzioni degli organizzatori, al Cammino di Santiago di Compostela. È offerto ai viantanti della Sila che, nell’organizzare ipropri percorsi, danno priorità, oltre all’amore per la natura, alla spiritualità ed alla storia. Se il noto cammino di Santiago raggiunge Compostela dove,https://it.wikipedia.org/wiki/Cammino_di_Santiago_di_Compostela sull’Atrantico ed alle “Colonne d’Ercole”, limite invalicabile del mondo conosciuto, sarebbe arrivata la predicazione di san Giacomo apostolo, il pellegrinaggio calabrese è dedicato ad uno dei più noti figli dell’ Altopiano silano, quel Gioacchino da Fiore primo riformatore dell’ Ordine cistercense noto per le proprie opere escatologiche e descritto nel Paradiso di Dante Alighieri come “lo calabrese di spirito profetico dotato”. Ad organizzare il percorso naturalistico e di fede la Onlus “New Day” che ha ideato l’apposito “Progetto Gedeone”  che mette insieme tappe di 25, 50 chilometri che, attraversati a piedi, consentono di ritrovarsi nello spirito gustando le bellezze della Sila, dei suoi boschi e dei suoi borghi. Al percorso proposto possono essere dedicate almeno tre giornate. Nello specifico la prima tappa da Lamezia a Carlopoli è lunga 28 km, la seconda da Carlopoli a Lorica 47 km e la terza da Lorica a San Giovanni in Fiore 26 km. Tutte e tre le escursioni possono essere svolte in una media di sei ore

Punto di partenza del cammino  gioacchinita è la chiesa di santa Maria Venterana a Nicastro. Non lontano dal golfo tirrenico di Sant’Eufemia su cui la città si affaccia, la  chiesa è collegata ad una figlia di Federico II di Svevia cui la Madonna sarebbe apparsa chiedendo che le fosse dedicata una chiesa nei pressi del castello. Se la facciata esterna è estremamente semplice, è l’ interno ad unica navata ad affascinare i visitatori. Al suo interno, infatti, ammiriamo un dipinto della Madonna di Costantinopoli fra santa Domenica e sant’ Eligio, conosciuta come la Madonna dei “Cucchiareddi” (piccoli cucchiai) per i sigilli a forma di conchiglia della bolla papale con cui nel 1542 Paolo III riconosceva l’ indulgenza a chi visitasse la chiesa nella prima domenica dopo Pasqua, un dipinto raffigurante la Madonna delle Grazie che appare alla principessa ed un altro dipinto raffigurante la Deposizione di Cristo dalla croce. Usciti dalla chiesa non si può che rimanere affascinati dal rione Casalinuovo, con le sue viuzze e le balconate che si affacciano sulla valle sia verso il Tirreno che verso la Sila.

Partiti da Nicastro, la prima tappa da raggiungere è Carlopoli con gli imponenti ruderi di quella che fu l’ abbazia di Corazzo, da dove al  viandante  sono offerte due diverse opzioni per continuare il proprio viaggio alla scoperta della Sila: continuare verso Tirivolo che è la porta meridionale del Parco Nazionale della Sila, gustare le ottime patate di Bocca di Piazza, frazione di Parenti, e continuare verso  Lorica, uno dei tanti villaggi dell’ Altopiano silano o continuare verso San Giovanni in Fiore dove si deve visitare, fra le altre cose, quella che fu la Casa madre dell’ Ordine forense con la chiesa dedicata a San Giovanni  Battista. In entrambi i casi è possibile non solo gustare il verde dei boschi della Sila per molti versi incontaminati, ma come in ogni pellegrinaggio ritrovare se stessi riappacificandosi con il creato e quel silenzio che la Sila come pochi altri scenari riesce ad offrire a chi attraversa le sue località. Arrivati a Carlopoli, l’aria frizzante che vi si respira annuncia che siamo già arrivati ad una buona altitudine. Il borgo, con poche migliaia di abitanti votati prevalentemente all’ agricoltura ed allo sfruttamento della montagna, racchiude non poche sorprese  nelle sue viuzze per il turista attento, ma sono particolarmente i ruderi dell‘ Abbazia di Corazzo, fuori dal centro abitato, ad affascinare. Si tratta di un antico monastero benedettino fondato nell’ XI secolo, passato successivamente ai Cistercensi, in cui Gioacchino iniziò e trascorse la prima parte della propria vita religiosa, divenendone abate e scrivendovi buona parte delle proprie opere teologiche e filosofiche. Correva l’ anno 1188 quando lo stesso monaco fu sollevato dal sommo Pontefice dall’ incarico di abate ed abbandonando a distanza di poco tempo lo stesso monastero insieme ad alcuni compagni sognando la prima riforma dell’ordine cistercensee fondando quell’ Ordine forense che in pochi anni si diffuse in tutta Europa. A caratterizzare il suo pensiero teologico una lettura trinitaria della storia con la profezia dell’avvento dell’ età dello Spirito che avrebbe portato ad un rinnovamento del Cristianesimo col ritorno alle origini grazie alla guida della Chiesa di un “papa angelico” in cui molti storici ritengono di aver riconosciuto Celestino V, il papa “del gran rifiuto” per ritornare alla Divina Commedia di Dante Alighieri.

Con i suoi 1047 mlm ed i suoi 17000 abitanti, San Giovanni In Fiore è il centro montano d’ Italia con più abitanti ad essere stato costruito ad una altitudine superiore ai 1000 metri sul livello del mare. Se la primitiva abbazia, distrutta  da un incendio, era collocata in località Jure Vetere e tutto il centro storico è meritevole di essere visitato, è l’abbazia florense l’ultima meta del nostro viaggio e del cammino gioachinita. Ci vollero ben 14 anni di lavoro per realizzarla sotto la guida di Luca Campano architetto e primo successore di Gioacchino alla guida dell’ordine prima di divenire arcivescovo di Cosenza. Ad attirare l’attenzione, già dall’ esterno è la facciata tardo romanica caratterizzata da una finestra circolare esalobata circondata da tre piccole finestre circolari quadrilobate e tre ampie monofore, richiamo del pensiero di Gioacchino.  L’ interno in stile romanico a pietra nuda è privo di sculture, fregi e dipinti per rispetto alla stessa regola forense per la quale nelle chiese “non ci fosse nulla che ostentasse superbia, vanità o potesse corrompere la povertà, custode di virtù”. Unica eccezione a tale regola l’altare barocco, capolavoro d’arte lignea opera del maestro Giovambattista Altomare da Fogliano, datato 1740.

Francesco Rizza

Uff. Stampa
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