L’anima sfaccettata dell’India

Una vista di Goa

L'”isola” di Goa

Mi capita di scegliere le destinazioni in base al nome e, se dal passato affiora il ricordo del weekend a Lubecca, oggi è il caso di Goa.

Non ricordo come sono inciampata in questo nome, di certo non si tratta di reminiscenze scolastiche: avrebbe potuto essere citata nel periodo del colonialismo, ma le glorie portoghesi non sono mai state esaltate dai miei insegnanti, oppure avrebbe potuto diventare l’aneddoto con cui attirare l’attenzione degli studenti parlando del movimento hippy, ma si trattava di una storia troppo recente e troppo controversa per i programmi scolastici della classe ’83.

Una mucca sulla spiaggia di Goa

Una mucca sulla spiaggia di Goa

Sapere come sia venuta a conoscenza dell’esistenza di Goa è comunque trascurabile rispetto a quanto ho scoperto di questo luogo. Come per ogni nuova parola, ho dovuto capirne il significato il che, quando si tratta di un nome proprio, equivale a conoscere chi lo porta; esattamente come nel caso delle persone, poi, anche i luoghi sono più o meno timidi e le voci che circolano su di essi possono essere contrastanti per cui scoprirli non è sempre immediato.

Prendiamo per esempio il fatto che molti parlino di Goa come di un’isola.Per chi si avvicina a questo luogo per la prima volta il rischio di prendere l’informazione alla lettera è altissimo, anche perché “isola di Goa” è un’espressione scorrevole e piacevole, ma nella realtà Goa dell’isola ha solo la diversità rispetto alle terre che più le sono vicine, per cui nel caso specifico, pur essendo parte della Confederazione indiana (quella che generalmente tutti chiamiamo India), di fatto questo minuscolo Stato pare inspiegabilmente atipico:

Cartina con le spiagge di Goa

Cartina con le spiagge di Goa

  • se l’India porta con sé la storia del colonialismo britannico, Goa appartiene a quella manciata di terre orientali che ha subito il dominio portoghese;
  • se l’India è la depositaria della religione induista, Goa è un pot-pourri di fedi;
  • se la Confederazione richiama vastità di spazi e affollamento di anime, Goa si fa ricordare più per le sue dimensioni minute e una forte influenza straniera che si fa sentire nello stile della vita quotidiano e determina in buona parte la ricchezza locale.

Un’altro luogo comune parla di Goa come meta d’elezione della cultura hippy e patria di un genere musicale, ma, senza negare che sia vero, questa immagine non esaurisce l’anima sfaccettata di questa destinazione che diviene addirittura poco appetibile per gli eterni indecisi:

1. il volo aereo vi porta all’aeroporto di Dabolim, nella località di Vasco da Gama che si trova a una trentina di chilometri a sud di Panaji – la capitale del minuscolo Stato, nell’arco di mezzo giro di orologio o poco più e, a questo punto, dovete già scegliere tra due direzioni: il Nord più festaiolo, a cui appartiene anche la capitale (ormai ai primi posti nelle classifiche mondiali delle “nightlife destinations“) oppure il Sud più rilassato;

La Basilia di Bom Jesus a Goa Velha

La Basilia di Bom Jesus a Goa Velha

2. le spiagge che avevano attirato gli hippies a partire dagli anni ’60 sono ancora tutte lì e i nomi riportati sulle cartine paiono versi di una lunga poesia che racconta di sole all’orizzonte e chilometri di sabbia, ma al di là del fatto che lo spirito festaiolo si riduce spostandosi verso le località meridionali, non esistono criteri di scelta risolutivi. Se volete contare sull’esperienza altrui i nomi più celebri sono Arambol, Anjuna, Baga, Candolim, Colva e Palolem, giusto per seguire un criterio che sia alfabetico e rispecchi la discesa verso Sud, ma non sta scritto da nessuna parte che la celebrità sia sinonimo del meglio;

La Dudhsagar Waterfall

La Dudhsagar Waterfall

3. se credete fortemente all’idea che siamo ciò che siamo per quel che è stato prima di noi, allora sarete sicuramente curiosi della storia e sceglierete di visitare l’antica capitale Goa Velha con il suo patrimonio di chiese e conventi che sono entrati a far parte del patrimonio UNESCO, ma a quel punto non potrete non rendervi conto di quanto la natura sia rigogliosa e, quindi, non riuscirete a trascurare i Santuari della biodiversità che sono disseminati nell’entroterra. Dopo le foto e i filmati del treno che attraversa impavido il ponte sospeso sopra l’immensa cascata, si potrebbe pensare che sia scontato partire dal Mollem National Park per andare ad ammirare la Dudhsagar Waterfall, ma anche qui l’immediatezza della scelta è solo apparente perché optare per la stagione invernale (Novembre- Marzo) per sfruttare la piacevolezza del clima non consente di godersi lo spettacolo della cascata nel massimo del suo splendore che sboccia grazie ai Monsoni (Agosto- Ottobre);

Lo Sri Mangueshi Temple

Lo Sri Mangueshi Temple

4. se la storia di Goa Velha vi mette tristezza richiamando alla vostra mente il passato poco benevolo del cristianesimo, oppure vi chiedete perché soffermarsi su una tradizione che vi è piuttosto famigliare quando siete nella terra di una fede che vi incuriosisce anche solo per il fatto che vi è meno nota, allora potete tirare i dadi e optare per uno dei 142 templi di Goa. Come nel caso delle spiagge il criterio da seguire può essere quello della fama, ma l’importante in questo caso è ricordarsi che si tratta di luoghi sacri e, quindi, anche se cercate ristoro all’ombra dopo ore stesi al solo, serve solo ricordare che un minimo di bon ton è apprezzato più del bikini alla moda.

Laura Alice&ilGatto Antoniolli

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